30 gennaio 2012

Aiuti anche alle coppie gay a Milano, l'ira di "Avvenire".

«È un dovere da parte delle istituzioni aiutare tutte le coppie, sia quelle sposate sia quelle legate da vincoli affettivi, che si trovano in uno stato di difficoltà». Il sindaco Giuliano Pisapia si schiera senza se e senza ma a fianco dei suoi assessori Pierfrancesco Majorino e Cristina Tajani che hanno firmato la delibera con cui si allarga il fondo anticrisi anche alle coppie di fatto e alle unioni gay: «Chi ha bisogno, che è legato da vincoli affettivi e si trova in uno stato di difficoltà, così come chi è sposato, deve essere aiutato. È un dovere da parte delle istituzioni». Conclusione: «Sono contro ogni discriminazione e lo sarò sempre». Ma la presa di posizione del sindaco non placa le polemiche: interne ed esterne. Con una spaccatura profonda all'interno del Pd. E con l'intervento molto critico di Avvenire , il giornale della Cei. La capogruppo Carmela Rozza ribadisce le sue critiche. Anzi le accentua: «È un errore politico per chi vuole istituire il registro delle coppie di fatto e dargli vere conseguenze pratiche. Perché in questo modo si sono creati steccati: tra maggioranza e opposizione, impedisce il dialogo tra i laici presenti nei due schieramenti e anche tra i cattolici di maggioranza e opposizione. Non mi sembra un grande risultato per raggiungere l'obiettivo...». E già domani in consiglio comunale verrà chiesto che la delibera passi in commissione, «perché questo è argomento dell'aula». La replica arriva direttamente da Majorino: «Ritengo incredibile la polemica. Dovrebbero farci i complimenti perché sblocchiamo fondi praticamente inutilizzati. Poi, se queste sperimentazione si rivelerà inefficace, la miglioreremo nel tempo, ma oggi non vedo dov'è lo scandalo». Gli dà man forte il segretario cittadino del Pd, Francesco La Forgia: «Se la crisi non guarda in faccia nessuno, anche le soluzioni per contrastarla devono fare altrettanto. Per questo sosteniamo senza esitazioni l'iniziativa della giunta e del sindaco». Salvo lasciare una porta aperta alle critiche della Rozza: «Riteniamo che ci sarà tempo e modo per permettere al consiglio di verificare gli effetti di questa sperimentazione». Solidarietà anche da parte dell'associazione radicale Certi Diritti e da Franco Grillini: «Misura di buon senso». Ma le prese di distanza arrivano anche dell'esterno. A partire dall'Avvenire, il giornale della Cei che attacca direttamente Pisapia citando don Milani: «La peggiore ingiustizia, lo insegnava anche don Lorenzo Milani, è trattare in maniera uguale situazioni differenti». «Sconcerta - scrive il giornale dei vescovi - che il sindaco, che è avvocato e uomo di legge, scelga con questo atto di ribaltare le fonti del diritto, anteponendo una legge di regolazione amministrativa addirittura alla Costituzione. Che all'articolo 29 è inequivocabile nel riconoscere "i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"». L'opposizione spara da alzo zero: «La giunta Pisapia è sempre più allo sbaraglio - attacca Mariolina Moioli -: dimostra di non conoscere i problemi della città e di procedere sulla base dell'ideologia». «Ciò che è distinto per natura - chiude Masseroli, Pdl - non può essere reso uguale dal sindaco».

20 gennaio 2012

Addio Kodak

NEW YORK - Eastman Kodak getta la spugna e richiede la bancarotta assistita. L'icona della fotografia soccombe alle nuove tecnologie, alla mancanza di liquidità e all'incapacità di vendere i propri brevetti. La società durante il Chapter 11 (amministrazione controllata) continuerà a operare grazie al finanziamento da 950 milioni di dollari che si è assicurata da Citigroup. A gettare nella fossa l'azienda è stata anche la politica di Apple, Htc, Research in Motion (produttrice dei Blackberry) e altri giganti delle nuove tecnologie. E' l'azienda stessa che lancia queste accuse, attraverso il chief financial officer della società, Antoinette McCorvey, nei documenti presentati in tribunale. Secondo McCorvey, queste aziende hanno approfittato della debolezza finanziaria di Kodak nel braccio di ferro sulle loro presunte violazioni della proprietà intellettuale. E "quando le condizioni finanziarie di Kodak hanno iniziato a deteriorare, la società ha iniziato a sperimentare ritardi nelle negoziazioni per le licenze con Apple, Research in Motion e Htc, scrive il Cfo. "La riorganizzazione punta a rafforzare la liquidità, a monetizzare la proprietà intellettuale non strategica e a far concentrare la società sulle attività di maggior valore", afferma Eastman Kodak in una nota. La richiesta per il Chapter 11 è stata presentata a un tribunale di Manhattan: nella documentazione Eastman Kodak dichiara asset per 5,1 miliardi di dollari e 6,75 miliardi di dollari di debito. Dominic Di Napoli è stato scelta alla guida del processo di ristrutturazione. Il Chapter 11 rappresenta un duro colpo per l'amministratore delegato Antonio Perez: durante la sua gestione Kodak ha bruciato 7 miliardi di dollari di valore di mercato. Eastman Kodak si augura di emergere dalla bancarotta il prossimo anno dopo aver tagliato i costi e venduto parte del portafoglio brevetti. Da quando Perez ha assunto le redini di Eastman Kodak nel 2005, la società ha accusato perdite ogni anno. Fondata 131 anni fa e con 19.000 dipendenti, la Kodak ha messo in guardia sullo stato precario dei propri conti a novembre, avvertendo che se non fosse riuscita a vendere i propri brevetti o a raccogliere nuovi capitali avrebbe esaurito la liquidità a sua disposizione. Colosso della fotografia fino a pochi anni fa, Kodak ha sperimentato una forte crisi mentre tentava di orientare nuovamente la propria attività. I problemi si sono intensificati nel 2001. Lo scorso autunno Kodak ha assunto alcuni consulenti per ristrutturarsi e ha terminato una linea di credito da 160 milioni di dollari, alimentando i timori sulla sua sopravvivenza. Kodak ha tentato per mesi di risanare i propri conti con la vendita dei brevetti, un processo rallentato dai timori dei potenziali acquirenti sulla eventuale richiesta di bancarotta da parte della società.

15 gennaio 2012

Le auto della nostra Vita.

Nella storia dell'industria automobilistica non sono pochi i modelli che, anche dopo il "pensionamento", hanno continuato a mietere non poche simpatie, raccogliendo schiere di appassionati. Questi, ancora oggi e dopo anni o decenni si scambiano impressioni, opinioni e consigli di manutenzione su come "curare" le proprie vetture preferite. Ecco quindi una lista (sicuramente parziale) di alcuni dei modelli che ci hanno accompagnato nei momenti più belli del nostro passato e che senza dubbio possiamo considerare come entrate di diritto nel cuore di tutti gli italiani. Fiat 126 Fu l'erede della 500, con la quale condivideva tutto lo schema meccanico, riuscendo a vendere nel mondo oltre 5,6 milioni di esemplari; in Italia rimase in listino per quasi 20 anni, dal 1972 al 1991. Dotata di motori da 594 a 704 cc con potenze fino a 33 CV, la 126 era lunga poco più di tre metri e poteva vantare consumi contenuti, fino a circa 17 Km/litro. Fiat 127 Nata come una vettura che potesse soddisfare le esigenze di una piccola famiglia, la 127 è rimasta in produzione per 16 anni (dal 1971 al 1987) e derivava da un progetto dello scomparso Pio Manzù, figlio del grande scultore. La prima serie poteva contare su motori da 903 cc con 47 CV di potenza, che garantivano 140 Km/h di velocità massima e un consumo in città di quasi 13 Km/litro. Fiat Uno Una delle auto più diffuse al mondo con oltre 8 milioni di esemplari prodotti, fu l'erede della 127 e venne disegnata da Giorgetto Giugiaro. Uno dei simboli degli anni '80 poteva contare al momento del debutto su un motore da 903 cc con 45 CV di potenza ed era lunga circa 3,64 metri. Autobianchi A112 Una delle vetture più apprezzate degli anni '70 fu presentata al pubblico al Salone di Torino del 1969 e venne prodotta in più di 1,2 milioni di esemplari e otto serie diverse nell'arco di 17 anni, fino al 1986. Al suo esordio era mossa da motori a quattro cilindri in linea da 903 cc e 44 CV che le permettevano di arrivare sino a 140 Km/h con consumi di 14,5 Km/litro. Alfa Romeo Alfasud La prima automobile prodotta nel nuovo stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco fu la storica Alfasud, protagonista indiscussa e simbolo degli anni '70. Commercializzata in più di un milione di esemplari, la prima serie di questa vettura aveva sotto il cofano un motore boxer 4 cilindri da 1,2 litri per 73 CV in grado di farla arrivare a 156 Km/h. Lancia Delta Per molti è il simbolo dell'auto da rally nella sua incarnazione HF Integrale, ma la Lancia Delta in origine nasce come erede della Beta cambiando tutti i canoni stilistici della Casa dello scudo. E' stata la prima (e finora unica) Lancia eletta come Auto dell'Anno, nel 1980. Rimasta in commercio dal 1979 al 1999, è stata poi riproposta nel 2008 nella versione tutt'ora in commercio. Citroen 2CV Una delle vetture più longeve della storia con i suoi 42 anni di servizio (dal 1948 al 1990) fu una delle auto preferite dal ceto medio per almeno un paio di generazioni. In origine era mossa da un 2 cilindri boxer raffreddato ad aria da 375 cc e con una potenza di 9 CV; la velocità massima era di 65 Km/h. Renault 4 Prodotta dal 1961 al 1993 in più di 8 milioni di esemplari, la Renault 4 prendeva spunto da quella 2 CV che stava avendo un successo straordinario, cercando però di limarle i difetti e proponendola con un prezzo più basso rispetto alla rivale. All'inizio della sua vita la Renault 4 era dotata di un motore a 4 cilindri da 747 cc in grado di erogare 24 CV. Renault 5 Fu una delle citycar più diffuse degli anni '70 e '80 e rappresentò per molti versi un salto di qualità per le auto destinate prevalentemente ad un uso cittadino, con i suoi ingombri ridotti e una grande versatilità. Prodotta fino al 1984, all'esordio poteva contare su un motore da 782 cc da 36 CV che la spingeva fino a 120 Km/h. Mini Una delle auto più famose e apprezzate (specialmente dal pubblico femminile) di tutti i tempi, fu prodotta su licenza in Italia dalla Innocenti, per aggirare l'ostacolo dei dazi doganali, nel periodo tra il 1965 e il 1975. Protagonista in innumerevoli film e vettura di successo anche nei rally, fu prodotta in varie versioni tra il 1959 e il 2000 prima dell'avvento della BMW. Il primo modello montava un propulsore da 848 cc con una potenza di 34 CV. Buona Domenica

13 gennaio 2012

Un nuovo grattacielo...cattivo presagio !

La costruzione di grattacieli ha spesso preceduto le crisi finanziarie. E' quanto hanno scritto gli analisti della Barclays Bank in uno studio pubblicato oggi, in cui si afferma l'esistenza di «un nesso pericoloso tra la costruzione dei più alti edifici del mondo e una crisi finanziaria imminente». Gli analisti ricordano il caso dell'Empire State Building, costruito a New York nel 1930, nel pieno della Grande depressione, della Willis Tower di Chicago, nel 1974, in pieno shock petrolifero, e delle Petronas Towers della Malaysia, nel 1997, in piena crisi finanziaria asiatica. Fino a quello dei giorni nostri, il grattacielo Burj Khalifa, inaugurato nel 2010 a Dubai in piena crisi economica.
Spesso gli edifici più alti del mondo, scrivono gli analisti, «rispecchiano una sbagliata allocazione del capitale e l'imminenza di una correzione economica». «Gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione alla Cina», ammoniscono quindi gli analisti, ricordando che conta al momento il 53% dei grattacieli in costruzione nel mondo. Altro sorvegliato speciale dovrebbe essere l'India, che ha completato finora due grattacieli, ne ha altri 14 in costruzione e dovrebbe inaugurare entro il 2016 il secondo più alto del mondo, la 'Tower of India'. Questa esplosione delle costruzioni faraoniche rischia di nuovo di finire male, ammonisce Barclays, prevedendo una possibile «correzione economica per le due grandi economie asiatiache nei prossimi cinque anni».

12 gennaio 2012

Lo Shopping Break

Buon anno torniamo a scrivere, stamattina parliamo dello "shopping Break". I saldi? Sono una buona occasione di acquisto, ma anche… un lavoro. Una giornata di shopping intensivo implica ore in cammino da un negozio all'altro, lo stress di stare in coda in negozi sovraffollati e poco tempo per meditare gli acquisti. Il risultato è che a volte si finisce per comprare la prima cosa che capita e per pentirsi dell'acquisto in breve tempo. Ecco allora le regole d'oro di sopravvivenza, per uno shopping fruttuoso: la prima sta nel concedersi una pausa di riflessione di almeno dieci minuti ogni due ore di shopping, per riposare il corpo e la mente e razionalizzare gli acquisti. Insomma, serve uno Shopping Break. Uno studio realizzato da FOUND!, la prima agenzia di mood marketing communication in Italia, promosso grazie al coinvolgimento di 120 “esperti di acquisto” (direttori e responsabili di negozi, commessi, consulenti e personal shopper) e psicologi, medici, sociologi e personal trainer, fotografa le abitudini di acquisto dei nostri connazionali e spiega come evitare errori e stress inutile. Secondo il 64% degli esperti intervistati l’atteggiamento predominante con cui gli italiani affrontano lo shopping dei saldi è lo stress. Almeno la metà degli acquirenti va di fretta (41%), è irritabile (28%) e sembra vivere gli acquisti come un male a cui non ci si può sottrarre (19%). Naturalmente non è così per tutti: secondo il 21% sono ancora molti a vivere gli acquisti come un momento piacevole, di gioia e di condivisione e come un’occasione per evadere e per concedersi un capo desiderato e "adocchiato" da tempo (39%). In genere le donne sono più organizzate e decise degli uomini. Per trarre il massimo profitto dal momento dei saldi e non farsi prendere dalla frenesia ci sono alcune strategie che si possono mettere in atto. Si tratta soprattutto di pianificare” (53%), dividersi i compiti (39%) e scegliere bene il momento degli acquisti (31%). L'importante è soprattutto, durante una maratona di acquisti, prendersi una pausa in cui staccare la spina e ragionare a mente fredda. Insomma serve uno Shopping Break. Ecco le sue cinque regole d'oro:
1 – MENS SANA IN CORPORE SANO: un fisico riposato aiuta la mente nella scelta dell'acquisto giusto. Non importa se in piedi o seduti, l’importante è concedersi almeno 10 minuti di pausa ogni due ore di shopping, magari bevendo un caffè o una bibita. 2 – RAZIONALIZZA CIO’ CHE HAI VISTO: oltre al corpo, bisogna far riposare anche la mente per essere lucidi nel ricordare quello che si è visto. Passare in rassegna tante vetrine può causare confusione e rendere difficile l’individuazione del capo giusto. 3 – TUTELA IL TUO PORTAFOGLI: lo Shopping Break serve anche a fare il punto su quello che abbiamo visto e su quanto abbiamo speso rispetto al budget che ci siamo assegnati all'inizio dello shopping. 4 – PLACA I CONFLITTI: se siamo in giro in compagnia del partner, dei figli o di un'amica, una pausa aiuta a calmare gli attriti che spesso si generano durante lo shopping: i tempi di attesa nei negozi e le indecisioni davanti al capo da acquistare rischiano spesso di sfociare in litigi. 5 – TROVA LA SCELTA GIUSTA: se si è in compagnia ci si può confrontare con gli altri per fare il punto della situazione e dividersi i compiti su cosa comprare. Se invece sei da solo puoi ragionare con cognizione di causa astraendoti dal caos che ti circonda.

29 dicembre 2011

Le 25 canzoni Banali che ci hanno cambiato la vita.

Non hanno né un testo profondo né una melodia ricercata. Anzi spesso le loro parole sono banali e la melodia è scontata. Tuttavia, ognuna, a modo suo, è riuscita a segnare la storia dell'umanità. Il blog mentalfloss.com presenta la classifica delle 25 canzoni che hanno cambiato la storia del mondo nell'ultimo quarto di secolo e sottolinea come tanti di questi pezzi, alcuni molto vecchi, altri recentissimi, non solo hanno salvato la vita a tante persone, ma sono riusciti a rafforzare la gloria degli Stati Uniti nel mondo. Barney il dinosauroBarney il dinosauro IL PODIO - Al primo posto nella top 25 c'è «I love you» la canzone del cartone animato americano «Barney il dinosauro». Sebbene il testo sia davvero surreale, la melodia è la più usata nella «discoteca», una zona del carcere di Guantanamo dove sono portati i terroristi per confessare le loro colpe e soprattutto per svelare i segreti di Al Qaeda. Etichettata come «musica della futilità», la canzone riesce a trasmettere al prigioniero il messaggio che è inutile mantenere il silenzio e resistere. Un po' pomposamente il blog afferma che gli Usa non hanno perso la guerra contro il terrorismo anche grazie alla canzone del dinosauro Barney. Al secondo posto si piazza «Believe» di Cher, prima canzone nella quale è stato usato l'auto-tune, un software che manipolando l'audio permette di correggere l'intonazione o mascherare piccoli errori o imperfezioni della voce. La melodia di Cher che nel 1998 fu un autentico successo con oltre 10 milioni di copie vendute, grazie al software ha cambiato la storia della musica (oggi è usato da tantissimi cantanti) ed è unica secondo il blog perché ha reso «l'importanza della voce del cantante obsoleta e superflua». Sul gradino più basso del podio c'è la storica «Everybody hurts» dei Rem. Il suo testo non è un inno alla felicità, ma sembra che ascoltato dalle mucche le stimoli a produrre più latte. L’hanno rivelato due ricercatori dell'università inglese di Leicester che hanno dimostrato come questa «ode all'empatia» del gruppo americano riduca lo stress mentale dei bovini e li spinga a produrre almeno mezzo litro di latte in più ogni giorno.
LE ALTRE - Al quarto posto si piazza «Jigsaw Falling into Place», singolo di «In Rainbows» settimo album in studio dei Radiohead. Registrato nel 2007, il pezzo secondo il blog «ha ucciso le case discografiche». In un'epoca in cui il download illegale è diventato un costume comune e la musica in generale soffre una grande crisi, la band britannica è stata la prima a chiedere ai propri fan di scaricare il pezzo direttamente dal proprio sito web e di offrire un compenso a scelta libera. Almeno un terzo degli utenti ha scaricato gratuitamente l'intero album, ma in media gli acquirenti hanno versato circa otto dollari. L'affare per i Radiohead è stato enorme (sono stati venduti almeno 3 milioni di copie virtuali): essi non solo hanno diminuito considerevolmente il potere delle case discografiche, ma hanno creato un modo di operare (successivamente la tecnica è stata imitata da molteplici band) che è riuscito a salvare la musica dalla crisi del download illegale. Segue in classifica la celebre «Across the Universe» dei Beatles. Il 4 febbraio del 2008 la melodia è stata diffusa verso l'Universo dalla Nasa e potrebbe essere il primo messaggio musicale ascoltato da eventuali alieni che vivono nel cosmo. Al sesto posto la canzone «Gin and Juice» di Snoop Dogg. Il 19 marzo del 1994, il rapper che vestiva una maglia bianca rossa e blu oversize di Tommy Hilfiger presentò la melodia al Saturday Night Live e l'indomani i fan del cantante assaltarono i megastore di Manhattan per comprare lo stesso indumento indossato dal loro idolo. Il marchio che fino allora era considerato «da figli di papà» divenne il più amato dalle gang di strada e dai ragazzi comuni. Da allora è nata una collaborazione tra lo stilista statunitense e il rapper americano che più tardi sarebbe stata imitata da altri artisti e stilisti. Nella restante top 25 sono da segnalare al nono posto la canzone «The Drugs don't work» dei Verve che secondo studi scientifici è talmente triste da rallentare il battito cardiaco e quindi è sconsigliata a chi è molto giù, l'assordante «Panama» dei Van Halen, usata nel gennaio del 1990 dai marines americani per stanare il dittatore Noriega che aveva ottenuto asilo nella sede dell'ambasciata del Vaticano nello stato centroamericano (dopo 10 giorni di tortura musicale a tutto volume il signore della droga uscì dal suo rifugio preferendo il carcere) e infine al ventunesimo posto Gran Vals, canzone composta nel 1902 dal chitarrista Francisco Tárrega e divenuta dal 1993 la suoneria ufficiale dei telefoni Nokia: si stima che ogni giorno sia ascoltata circa 1,8 miliardi di volte ed è secondo il blog la musica che ha definitivamente segnato la fine del silenzio.

Storie di Natale e di solidarietà....

Occorre liberalizzare le esibizioni degli artisti da strada, oltre che i saldi. Lo sollecita il Codacons, denunciando che martedì a Milano quattro zampognari, che si esibivano con le cornamuse in corso Vittorio Emanuele, sono stati multati dai vigili urbani perché non avevano il permesso. Contravvenzione da 100 euro a testa. A segnalarlo un passante che ha cercato invano di protestare con i vigili, evidenziando come non facessero male a nessuno e, anzi, contribuissero a creare un clima natalizio». «Purtroppo siamo stati costretti ad intervenire: ci ha chiamato un'altra artista di strada, che però ha una regolare autorizzazione ad esibirsi», replicano i vigili urbani di Milano. «Siamo stati chiamati dall'artista infastidita dalla presenza abusiva degli zampognari - spiegano dal comando dei vigili urbani -. Contemporaneamente ci aveva chiamato anche un Babbo Natale, che protestava perché il suo spazio era stato occupato da un mimo abusivo: non abbiamo potuto fare altro che applicare il regolamento». Così sono scattate le contravvenzioni. I PRE-SALDI - «Ci domandiamo perché i vigili multino solo gli zampognari e non anche i commercianti che, in violazione della normativa regionale, praticano già i saldi nel 75% dei negozi e che dovrebbero essere multati con una sanzione da 500 euro», afferma Marco Donzelli, il presidente del Codacons, secondo il quale «è giunta l'ora di liberalizzare sia il periodo dei saldi che le esibizioni degli artisti di strada». Per esibirsi in pubblico, ricorda l'associazione, occorre presentare una domanda da 7 a 3 giorni prima della data di rappresentazione, indicando la via, l'ora di inizio e di termine dell'esibizione. Un «assurdo», commenta il Codacons: «È contro la natura stessa dell'artista di strada, infatti, dover comunicare prima la via e l'orario dove si intende suonare, anche perché gli zampognari, tipicamente, si esibiscono camminando e cambiando di continuo luogo». NON OCCUPANO SUOLO - Donzelli evidenzia anche che quando «non vi è occupazione di suolo pubblico, come in questo caso, è sufficiente che nel regolamento si stabiliscano le modalità della rappresentazione, senza necessità di dover compilare un modulo di autorizzazione da presentare alla Polizia Municipale, tanto più che la domanda è gratuita e la richiesta non può essere negata, salvo appunto nei casi sopra indicati». Per il Codacons l'arte di strada «è cosa ben diversa dalla vendita abusiva di prodotti contraffatti» e «deve continuare a poter essere esercitata liberamente».
GRANELLI: NUOVE REGOLE - L'assessore alla Polizia locale Marco Granelli, pur difendendo l'operato dei vigili che «hanno applicato il Regolamento attualmente in vigore a tutela degli artisti di strada», promette: «Stiamo lavorando a un nuovo Regolamento che semplificherà le norme e introdurrà facilitazioni, tra cui la gratuità, per l’attività degli artisti di strada».

28 dicembre 2011

Dopo le feste scatta l'arte del riciclo.

Abbiamo consumato pranzi luculliani e abbiamo scartato decine di pacchi e pacchetti. Ora in casa abbiamo montagne di carte, nastri e imballaggi vari, mentre la cucina trabocca di bottiglie di vetro e plastica vuote, avanzi di ogni genere e contenitori usati. Che fare per liberarci di tutto questo senza gravare sull’ambiente? Ecco le indicazioni dell’Ama, l’azienda che a Roma si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. La prima avvertenza sta nel separare correttamente i rifiuti, differenziando i materiali riciclabili e depositandoli nei corretti contenitori. Ecco i 10 consigli semplici, ma preziosi, per un dopo-Natale all'insegna del rispetto per l’ambiente: 1.La carta da pacchi e i cartoni utilizzati per confezionare i regali, ben piegati e ridotti di volume, vanno conferiti insieme a “carta e cartone” (colore bianco); 2.I nastri da imballaggio e la carta plastificata vanno invece buttati assieme ai materiali non riciclabili. 3.Le bottiglie di spumante, vuotate e sciacquate, vanno conferite nella raccolta del materiale di vetro. 4.Il tappo in sughero, invece, deve essere gettato con i materiali non riciclabili 5.Le bottiglie di plastica devono essere schiacciate e ridotte di volume prima di essere conferite nella raccolta della plastica. 6.Lle lattine, dopo essere state schiacciate, nella raccolta dell’alluminio. A Roma, vetro, plastica e alluminio è raccolto tutto insieme nel “multi materiale” con contenitori blu); 7.Gli scarti alimentari, ovvero gli avanzi di cibo, frutta e verdura, vanno separati e raccolti nel cosiddetto “umido” o “frazione organica” in maniera differenziata per i cittadini già raggiunti da questo tipo di raccolta differenziata. In tutti gli altri casi gli scarti alimentari vanno invece conferiti nell'”indifferenziato” 8.Piatti, posate e bicchieri di plastica, che si consiglia di usare con parsimonia, sono materiali non riciclabili e per questo vanno gettati nell''indifferenziato' 9.Gli abeti di Natale naturali si potranno consegnare gratuitamente negli appositi centri di raccolta che vengono allestiti in molte città dall’azienda locale che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, o dal Corpo forestale dello Stato. Nella Capitale Ama allestisce 11 centri fissi di raccolta e 128 postazioni mobili attive dal 7 al 16 gennaio prossimi. Gli alberi vengono ripiantati o trasformati in compost 10.Gli abeti di Natale artificiali, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (televisori, computer, cellulari, ecc.), i rifiuti ingombranti (librerie, scaffali, sedie, divani, quadri, ecc.) vanno conferiti, gratuitamente, nei Centri fissi di raccolta o presso le postazioni mobili di raccolta, attive in giorni e orari prefissati.