22 novembre 2012

Più donne che uomini al volante sorpasso avvenuto

MILANO-La patente? È roba da femmine. Negli Stati Uniti il numero di donne al volante ha superato quello degli uomini. Per la prima volta da quando pistoni e cilindri hanno sostituito i cavalli, quelli in carne e ossa.
SVOLTA EPOCALE-A rivelarlo è uno studio dell'Università del Michigan che prende in esame dati dal 1995 a oggi. Una «rivoluzione» che avrà effetti su tutta l'industria modificando priorità ed esigenze in base al nuovo trend demografico. Come spiega Michael Sivak, ricercatore nell'ateneo americano: «Le donne apprezzano di più vetture compatte e dai consumi bassi, sono più attente alla sicurezza e fanno meno incidenti». Secondo il documento, in 15 anni la percentuale di uomini fra i 25 e i 29 anni che ha ottenuto la patente è calata del 10,6% contro il 4,6% del «gentil sesso». Rispetto al 1950 c'è un abisso: allora meno della metà delle prendeva in mano un volante. Stando ai numeri diffusi nel rapporto, le donne con un permesso di guida negli Stati Uniti sarebbero 105.7 milioni , mentre i maschi si fermano a 104.3.

21 novembre 2012

Dagli scarti della frutta carta pregiata

Sono prodotte grazie agli scarti di lavorazioni agro-industriali. Bucce e polpa di arancia avanzate dalla produzione di succhi e spremute, residui di mais, olive, mandorle, nocciole, kiwi e caffè, sono trasformati, dopo un complesso procedimento, in bobine di carta. Un prodotto ecologico dai toni che rimandano ai vegetali da cui ha origine: anche l’energia utilizzata dalla cartiera che ha ideato la carta (chiamata Crush), è al 100% autoprodotta grazie alle turbine che trasformano la forza idrica in elettricità. FRUTTA E VERDURA - Favini non è nuova all’inserimento di verdure nella carta. Anni fa, con la produzione di alghe in eccesso negli ambienti lagunari a rischio, la cartiera, che ha la sua sede principale a Rossano Veneto (Vicenza) ha brevettato Shiro Alga Carta. «Nel caso di Crush, acquistiamo i residui di scarto sotto filiera. Per esempio il pastazzo di agrumi è ciò che resta delle arance dopo la spremitura, dopo che aziende specializzate nei dolcificanti hanno estratto la pectina, e quelle cosmetiche le essenze e, addirittura, dopo che aziende di pneumatici hanno estratto gli oli e la gomma che va a sostituire parte del petrolio nei battistrada», elenca Michele Posocco, brand manager di Favini. «A fine filiera, arriviamo noi, quando il pastazzo sarebbe pronto per essere pellettizzato e destinato alla combustione. Oppure micronizzato e miscelato ai mangimi per animali. O, peggio, eliminati in discarica». Così, invece di finire nel fuoco, questo nobile residuo dell’agro-industria è riportato in vita, sotto forma di bobina di carta che si trasformerà in quaderno, blocco, foglio per disegnare. E solo dopo essere stata utilizzata per scrivere, questa carta andrà al riciclo. SOSTITUZIONE - «Abbiamo sperimentato vari materiali, ma per ora ne abbiamo messi in produzione sette, quelli che hanno la resa migliore. Come il pergamino, la pellicola che ricopre il chicco di caffè», continua Posocco, che spiega: «Ogni anno in Italia 1 milione di tonnellate di arance è destinato alla produzione di succhi, ma solo 40% dei frutti è effettivamente utilizzato. Quello che resta ha un valore inestimabile». Ai consumatori questa carta, appena messa in produzione e premiata a Monaco con il Luxe Pack in Green, premio assegnato all’azienda che presenta la soluzione più innovativa in ambito ecologico, dovrebbe costare circa il 20% in meno rispetto a un prodotto in cellulosa. «Al momento, a causa dei limiti tecnici dell’impiantistica, gli scarti agro-industriali sostituiscono per il 15% la cellulosa proveniente da albero», conclude Posocco. Per il 55% la carta è prodotta con fibra vergine proveniente da piantagioni certificate (secondo gli standard del Forest Stewardship Council) e per il 30% da fibra riciclata post-consumo. Ma l’obiettivo è continuare ad aumentare la percentuale di scarti di frutta e verdura e diminuire quella di cellulosa. Crush è disponibile in sette tonalità di colore, riferite alle rispettive materie prime utilizzate: mais, agrumi, kiwi, olive, mandorle, nocciole e caffè.

Barista pentita spegne le slot

CREMONA - Una signora di mezza età si piega per raccogliere da terra la spina e infilarla nella presa della corrente. La barista la ferma: «L'ho staccata io, le slot sono fuori uso». Quando la cliente esce, aggiunge: «Le ho spente perché non sopportavo più di vedere persone che si rovinavano in quel modo». Di macchinette, nel bar tabaccheria «Gio» di via Mantova, prima periferia di Cremona, Monica Pavesi ne ha due. «Non le volevo sin dall'inizio, a me - dice - interessava solo il Totocalcio, i cui proventi però sono crollati. E così, per non essere in perdita, sono stata costretta a tenerle». E ad assistere allo «spettacolo» che ogni giorno andava in scena dall'altra parte del banco, a destra dell'ingresso. «I giornali e la televisione - racconta - la crisi l'hanno scoperta da qualche mese. Io, invece, ce l'ho davanti agli occhi da tre anni. Italiani e stranieri, molti anziani ma anche giovani, forse più donne che uomini: gente che non se la passa bene e si aggrappa ai videopoker spendendo tutto quello che ha». La barista anti slot ha rilevato il locale nel 1987 e ha ancora un mutuo da pagare. «A me piace fare i caffè, parlare con i clienti. Non voglio più avere a che fare con chi è convinto che il denaro per vivere arriva da quegli apparecchi». Il «silenziatore» è stato messo un mese fa. Una decisione che sta già costando cara alla titolare perché le slot incassavano 40-50 mila euro al mese e il 6 per cento (1.500 euro ogni quindici giorni) andava a lei. Una decisione che in futuro potrebbe costarle ancora di più: il contratto scade nel 2015 ed è probabile che la concessionaria si farà sentire. «Che danni avrò? Non lo so. Mi dicevano che non potevo recedere». Ma intanto il Comune, impegnato in una crociata contro le slot, ha deciso che premierà la barista. «Ha fatto un gesto coraggioso - dice il vicesindaco Carlo Malvezzi - che può essere un esempio per tutti i suoi colleghi». Adesso, dunque, l'ultima frontiera della lotta alle macchinette mangiasoldi che scatenano il «gioco compulsivo», autentica malattia che rovina migliaia di famiglie, arriva dai locali che per la prima volta - vista l'assenza dello Stato, che dal gioco ricava 12,5 miliardi l'anno - lanciano la questione morale. In Lombardia, dove negli ultimi dieci mesi le 60 mila slot hanno bruciato 10 dei 60 miliardi (stime prudenti) inghiottiti in Italia dal gioco d'azzardo, la rivolta silenziosa di Monica Pavesi è già stata raccolta dal presidente dei baristi di Bergamo aderenti all'Ascom: «Non è danneggiando gente che magari ha già i suoi problemi - dice Giorgio Beltrami - che si giustificano certi guadagni». Ma chi rinuncia alle macchinette, da cui arrivano quasi sempre gli incassi che permettono di tenere aperto il bar, avrebbe bisogno di sostegno. Anche perché le concessionarie invogliano sempre più i baristi a installare le slot. Lo racconta Simone Feder, psicologo, impegnato da anni nella lotta alle slot e nell'assistenza ai malati da gioco a Pavia, che è in testa alla classifica delle città italiane per spesa pro capite alle macchinette (2.870 euro all'anno). «Alcune concessionarie - dice Feder - con le slot offrono un pacchetto che prevede anche l'installazione gratuita di telecamere di sorveglianza, mega televisore al plasma e impianto d'allarme». E, così, resistere diventa sempre più difficile.

Si chiama Sam Sung e lavora alla Apple.

[Esplora il significato del termine: MILANO - Il ragazzo deve avere i nervi d’acciaio. Non passa giorno infatti che i colleghi di lavoro si fanno beffa di lui con ogni genere di freddura. Stiamo parlando di Sam Sung. Il suo lavoro: in un negozio Apple. Il biglietto da visita di Sam SungIl biglietto da visita di Sam Sung SAM E LA COLLEGA ANN DROID - Sta facendo il giro del web: un biglietto da visita che sembra troppo bello per essere vero. Nell’Apple Store Pacific Centre di Vancouver, in Canada, c’è un giovane dipendente che da settembre 2010 risponde proprio al nome di Sam Sung. La sua qualifica: «Specialist». A scovarlo è stato il blogger Jim Dalrymple di The Loop. E ora, ironia della sorte, i commenti sarcastici si sono spostati tutti sui blog e nei forum. Un esempio: «Sam Sung ha un collega di lavoro di nome Mike Rosoft. E una che si chiama Ann Droid». Alcuni blogger di siti tecnologici notano che i creativi di Cupertino non possono assolutamente farsi scappare questa occasione e assumere Sam Sung come «uomo immagine» della Mela. C’è già lo slogan: «Sam Sung vi consiglia il nuovo iPhone». Il profilo su LinkedinIl profilo su Linkedin BATTAGLIA - Tra i due giganti della tecnologia, come noto, non scorre buon sangue. Non solo sono acerrimi concorrenti a livello commerciale, ma la battaglia - a suon di carte bollate - si è spostata da tempo sul campo dei brevetti, con cause e controcause aperte in diversi Paesi del mondo. ] MILANO - Il ragazzo deve avere i nervi d’acciaio. Non passa giorno infatti che i colleghi di lavoro si fanno beffa di lui con ogni genere di freddura. Stiamo parlando di Sam Sung. Il suo lavoro: in un negozio Apple. Il biglietto da visita di Sam SungIl biglietto da visita di Sam Sung SAM E LA COLLEGA ANN DROID - Sta facendo il giro del web: un biglietto da visita che sembra troppo bello per essere vero. Nell’Apple Store Pacific Centre di Vancouver, in Canada, c’è un giovane dipendente che da settembre 2010 risponde proprio al nome di Sam Sung. La sua qualifica: «Specialist». A scovarlo è stato il blogger Jim Dalrymple di The Loop. E ora, ironia della sorte, i commenti sarcastici si sono spostati tutti sui blog e nei forum. Un esempio: «Sam Sung ha un collega di lavoro di nome Mike Rosoft. E una che si chiama Ann Droid». Alcuni blogger di siti tecnologici notano che i creativi di Cupertino non possono assolutamente farsi scappare questa occasione e assumere Sam Sung come «uomo immagine» della Mela. C’è già lo slogan: «Sam Sung vi consiglia il nuovo iPhone».
BATTAGLIA - Tra i due giganti della tecnologia, come noto, non scorre buon sangue. Non solo sono acerrimi concorrenti a livello commerciale, ma la battaglia - a suon di carte bollate - si è spostata da tempo sul campo dei brevetti, con cause e controcause aperte in diversi Paesi del mondo.

20 novembre 2012

Treno di lusso da provare

Joannesburg (Sud Africa), 18 nov. (LaPresse/AP) - Un treno di lusso in Sud Africa per consentire ai viaggiatori di godere delle bellezze del Paese. Il convoglio, non a caso, si chiama 'Pride of Africa': ha 11 carrozze, sette per i passeggeri, una con una piattaforma panoramica, una con il ristorante e due per il personale. Sul treno possono viaggiare al massimo 42 passeggeri. Tutti i vagoni hanno a disposizione frigoriferi, dove conservare bibite fresche per ristorarsi nel viaggio. In cuccetta un bagno privato, doccia calda, asciugacapelli, esattamente come in hotel. Fare turismo su questo treno de luxe significa poter passare in tutte le principali città sudafricane, ma anche visitare altri Stati del continente nero, come Tanzania, Zambia e altri Paesi. A ogni fermata il viaggiatore può scendere e visitare il posto in auto o con aerei leggeri o altri mezzi. Basta avere 30 giorni a disposizione. Il treno viaggia a 60-70 chilometri orari.

fermato aveva un ufficio in auto

Berlino (Germania), 17 nov. (LaPresse/AP) - Fermando per eccesso di velocità un automobilista, alcuni poliziotti della regione tedesca del Saarland si sono trovati di fronte una scena a dir poco insolita. L'autista indisciplinato, fermato lunedì per avere guidato a 130 chilometri all'ora in una zona in cui il limite era di 100 km/h, aveva allestito nella sua Ford station wagon un vero e proprio ufficio mobile, con computer, stampante, chiavetta usb per il collegamento a internet, antenna WLAN e invertitore di corrente per dare energia al tutto, montato su un apposito telaio in legno sistemato sul sedile del passeggero anteriore. A completare il quadro c'erano inoltre un navigatore satellitare e un telefono cellulare, montati sul lato interno del parabrezza. Non ci sono prove che l'uomo stesse usando la sua attrezzatura mentre guidava, quindi la polizia ha potuto fargli solo una multa per eccesso di velocità da 120 euro e ipotizzare una possibile sanzione per trasporto di oggetti non debitamente fissati nella sua auto.

Cervi al centro Commerciale

Coralville (Iowa, Usa), 19 nov. (LaPresse/AP) - I clienti di un centro commerciale Kohl's a Coralville, in Iowa, hanno avuto stamattina una rara opportunità di ammirare la fauna selvatica dopo che una femmina di cervo e due cerbiatti hanno usato la porta automatica per entrare nel negozio. I piccoli hanno aspettato nell'ingresso, mentre la mamma ha passeggiato lungo il corridoio. A quel punto i dipendenti del negozio hanno aperto una porta secondaria e la femmina è uscita. I cerbiatti, invece, si sono girati e hanno lasciato il centro commerciale usando nuovamente la porta automatica.

19 novembre 2012

Pista da sci ad Ostia...ma che fumano ?

ROMA - Il senso di Roma per la neve. E' il titolo che - parafrasando quello di un noto film - potrebbe avere l'ultima polemica che coinvolge le amministrazioni di centrodestra di Campidoglio e Regione Lazio. Le opposizioni contestano l'ok del Comune di Roma al progetto di realizzare piste da sci (con neve artificiale, va da sé visto il clima) sul litorale di Ostia. Ma non è la prima volta che la balzana idea diventa un capitolo di bilancio. Un cannone sparaneveUn cannone sparaneve CIRCO MASSIMO E PARCHI - Due anni fa, il Comune aveva annunciato di voler candidare le «alture» e le discese del Circo Massimo ad ospitare i Mondiali di sci di Fondo 2012. Il progetto, grazie al cielo, abortì. Ma appena due mesi fa l'idea era tornata in voga, tanto da provocare le ire di Andrea Carandini, che sul Corriere aveva sbottato: «Il Circo Massimo non è il Monte Rosa». Nell'autunno 2011, inoltre, ci aveva provato anche la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, che nel bilancio dell'ente aveva inserito - nel cosiddetto Piano Casa - progetti di piste da sci da realizzare in aree naturali protette. Certo, non era Ostia, ma l'operazione aveva scatenato le ire dell'allora ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan, che aveva minacciato di dimettersi se i fondi per le piste nei parchi non fossero stati cassati. Neve al Circo Massimo nell'inverno 2011-12 (Ansa)Neve al Circo Massimo nell'inverno 2011-12 (Ansa) SPORT IN AEREA PROTETTA - Anche per il progetto del Campidoglio su Ostia, si tratterebbe di costruire infrastrutture sportive in area protetta da vincolo paesaggistico. E questa volta sono tutti gli esponenti del Pd a ribellarsi, perchè l'idea di creare piste da sci ad Ostia, nel XIII Municipio di Roma - con tanto di sparaneve artificiale, su un'area pubblica tra il lungomare e la pineta- più che far ridere inquieta: «La giunta Alemanno ci ha abituato ai progetti più bizzarri come la F1 all'Eur, lo sci di fondo al Circo Massimo, le rievocazioni folkloristiche di battaglie storiche, le costose ricollocazioni delle antiche statue romane all'interno dei musei capitolini - interviene il consigliere Pd Monica Cirinnà -. Mai un progetto compatibile che aggiunga valore alla città. Ora il finanziamento bislacco della pista da sci ad Ostia in stile Dubai e per giunta all'interno dell'area protetta. Tanto varrebbe progettare di portare il mare a Rieti e realizzarvi un finto litorale con tanto di acqua salata». ERA SOLO UN MALINTESO - Alla fine di una giornata di invettive e scontri politici, interviene a gettar acqua lo stesso ideatore del progetto di un impianto sciistico ad Ostia: «Dopo le precedenti polemiche a marzo, il progetto del litorale è stato modificato mettendo da parte per il momento le piste da sci - rivela Augusto Bonvicini, consigliere Pdl del XIII Municipio -, ma si potrebbe pensare ad impianti stagionali da installare solo durante l'inverno». Eppure nel bilancio del Comune di Roma sarebbe rimasta una voce da 1,5 milioni di euro per impianti sportivi sul litorale romano. «Non sono per lo sci - rassicura il presidente del XIII, Giacomo Vizzani - ma solo per opere rivolte al mondo del golf». ALEMANNO: «MAI IPOTIZZATO SCI» - Campi da minigolf, dunque, che potranno ospitare i mondiali di questo sport, e una piattaforma di mille metri quadrati, un'arena per lezioni di ginnastica, arti marziali e spettacoli. E il sindaco Alemanno ribadisce: «Nel XIII Municipio un project financing che aveva inizialmente proposto una pista di sci. E' stato ovviamente modificato sostituendo la proposta con un impianto di minigolf». Poi attacca: «Invito tutti gli organi di informazione a non montare campagne ridicole e fuorvianti su presunti impianti di sci nel territorio di Roma Capitale - dice il sindaco -. La nostra Amministrazione non ha mai neppure ipotizzato di stanziare un euro su progetti di questo genere».